Già nel ’60, “l’informazione” fu considerata un bene economico e quindi una risorsa costosa; in effetti, si ha asimmetria informativa quando gli agenti economici dispongono, individualmente, solo parte dell’informazione complessiva; e questo fenomeno riguarda non solo i prezzi ma anche la quantità di beni scambiati (Akerlof).
Gli effetti più immediati della presenza di asimmetrie informative si sostanziano in una riduzione sostanziale degli scambi a danno soprattutto della qualità migliore in circolazione; infatti, nel mercato sono presenti imperfezioni che lo rendono non completamente efficiente. In effetti, la presenza di distorsioni nella struttura informativa (che è imperfetta e asimmetrica) può originare fenomeni di selezione avversa e di moral hazard che inducono equilibri con il razionamento del credito: le banche, che offrono credito alle imprese, per massimizzare i profitti attesi, stabiliscono tassi d’interesse più bassi di quelli d’equilibrio; questo perché l’aumento del tasso d’interesse potrebbe indurre gli investitori, i cui progetti sono meno rischiosi, a uscire dal mercato (rischiano di attirare solo i clienti peggiori, selezione avversa) o a preferire progetti con più alta volatilità nei risultati attesi (moral hazard). Per questo le banche non concedono credito a tutti, vi è il cosiddetto razionamento del credito: le aziende più piccole, che hanno come unica fonte di finanziamento l’autofinanziamento, poiché il finanziamento esterno è troppo costoso, sono soggette a tassi più penalizzanti poiché non possono offrire adeguate garanzie. Inoltre, gli intermediari finanziari hanno il costo del monitoring che spesso, per conflitti d’interessi tra debitore e creditore, deve essere aggiunto al costo del finanziamento con capitale di debito.
Esistono due procedimenti per la misurazione del rischio di credito.
· Il metodo standard che utilizza il rating concesso dalle agenzie specializzate.
· Il metodo dei rating interni (Internal rating – based approach, IRB) è una delle scelte disponibili per le banche.
Per le classi di attività diverse dalle esposizioni al dettaglio, il metodo dei rating interni si presenta in due tipologie distinte di calcolo riguardo ai parametri di rischio da stimare: "di base" e metodo " avanzato". La Banca d’Italia dopo aver verificato il rispetto di un insieme di requisiti organizzativi e quantitativi concede dunque alle banche l’autorizzazione cui è subordinato l’utilizzo dei metodi IRB ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali. A differenza del metodo standard che si basa principalmente sul rating esterno assegnato alla controparte, nei metodi IRB le banche eseguono internamente delle valutazioni sui debitori e stimano il capitale necessario per coprire la massima perdita che potrebbe registrarsi in un dato periodo con una certa probabilità.
Vengono dunque calcolati i coefficienti di ponderazione tenendo conto dei seguenti elementi qualitativi:
- l’esposizione al momento del default (Exposure At Default, EAD): il valore delle attività di rischio per cassa e fuori bilancio (garanzie rilasciate e impegni). Per queste ultime si fa ricorso a uno specifico fattore di conversione creditizia (Credit Conversion Factor, CCF).
- la probabilità di default (Probability of default, PD): probabilità riferita a ogni singolo debitore o ai pool (aggregati di attività) che passi allo stato d’insolvenza in un orizzonte temporale di un anno.
- la perdita in caso di default (Loss given default, LGD): valore atteso del rapporto tra la perdita concernente il default e l’importo dell’esposizione al momento del default (EAD). Per perdita si tiene conto dei flussi recuperati e dei costi diretti e indiretti collegati al recupero dei crediti, che devono essere attualizzati utilizzando un opportuno tasso d’interesse;
- la scadenza effettiva (Maturity, M): la media, delle durate residue contrattuali, per una data esposizione, ciascuna ponderata per il relativo importo.
- La ponderazione dei rischi (Risk Weighting, RW)
- L’aggiustamento per il grado di frazionamento del portafoglio (granularity, G): correzione da apportare al totale delle attività ponderate per rischio per includere nel sistema di calcolo il livello di diversificazione dell’attivo.
Per determinare il rischio che la banca affronta serve estrapolare dalle serie storiche la distribuzione delle perdite e calcolare le relative probabilità (frequenze relative).
Conoscendo la distribuzione si può calcolare la perdita attesa, cioè la perdita media (Expected Loss).
Preambolo: http://www.inftube.com/

0 commenti:
Posta un commento