domenica 6 novembre 2011

La crisi dell’Euro parte da lontano, le agenzie di rating non ci hanno avvertiti.

La crisi dell’Euro parte da lontano. La guerra tra le valute mondiali si è riversata sui mercati, creando grandi distorsioni di natura speculativa. Si preme per far sì che l’Euro non rappresenti più la moneta di paesi europei fin troppo diversi. Le agenzie di rating non hanno saputo avvertire il mercato dei pericoli incombenti.
Per questo motivo si sente la necessità di sviluppare ulteriormente gli strumenti di misurazione della performance d’impresa. Oggi il lavoro e l’attività di analisti esterni possono essere messi sotto accusa; si può fare riferimento alla scarsa informazione generata in occasioni quali il noto fallimento della Lemahn Brothers.
Il presidente della “Dadong GlobalCredit Rating Co.” Guan Jian Zhong, spiega come il metodo della sua agenzia differisca da quello di Fitch, Moody’s e Standard & Poor’s su diversi punti:
“Oltre alla questione ideologica, il secondo versante su cui ci differenziamo dai concorrenti è il GDP pro capita. Gli altri utilizzano questa misura come l’indicatore primario per valutare la forza economica di una nazione, mentre l’indice cinese preferisce concentrarsi sulle potenzialità di crescita. Il terzo criterio è quello dell’apertura del sistema economico e del sistema finanziario, che gli altri indici tengono parecchio in conto; ma il Dagong ritiene che paesi differenti abbiano status economici e finanziari diversi e che su questo non ci possa essere una visione unanime”.

mercoledì 5 ottobre 2011

Una dimensione diversa: il Rating ESG “Environmental, Social and Governance”

Da ormai troppo tempo si muovono giuste critiche all’attività, la struttura, il funzionamento e soprattutto l’utilità dei rating. Si criticano ma al momento sembra non se ne possa fare a meno. I rating si pagano caro, ma sono imposti dalla regolamentazione. Sotto accusa soprattutto le agenzie di rating che presentano periodicamente al mercato il proprio giudizio sull’affidabilità dei sistemi paese. Si pensi, per citare i nomi più ricorrenti, ai rating di Moody’s, di Fitch o di Standard & Poor’s.
Basti pensare ai recenti giudizi sull’affidabilità di alcuni Paesi, ad esempio la Grecia, che circolavano fino a qualche mese fa, e che non lasciavano trapelare alcun timore sulle potenzialità creditizie degli stessi Paesi.
Il problema fondamentale è probabilmente da ricercare nelle norme di analisi spesso utilizzate. Le agenzie di rating non fanno altro che analizzare dati ricevuti dai soggetti valutati, in particolare le banche che costruiscono strumenti strutturati, che saranno poi sottoposti a giudizio. Per quanto l’analisi possa essere scrupolosa, è un’analisi storica, scarsamente prospettica e, soprattutto, scarsamente ispettiva. Il problema sarebbe fine a se stesso se, su quel rating assegnato a un determinato strumento finanziario, non si basassero le decisioni d’investimento di altri operatori. Chi più chi meno, i fondi d’investimento spesso dichiarano di basare le proprie decisioni proprio dal giudizio di rating formulato dalle agenzie.

sabato 1 ottobre 2011

Calcolo del Rating: iter d’assegnazione

Le agenzie di rating sono soggetti esterni e indipendenti, quindi in modo diverso dai casi già esaminati, sono capaci di superare i vari problemi che sono presenti nelle fasi di selezione delle varie opportunità di finanziamento e forniscono al mercato una maggiore e migliore quantità d’informazione riguardante il rischio di credito di ogni investimento. La loro caratteristica è l’obiettività e imparzialità degli analisti cui è negata qualsiasi possibilità di partecipare al collocamento e alla negoziazione del titolo; essi sono organizzati secondo i diversi settori da analizzare (nazionale, settoriale…). Essenzialmente, queste agenzie vivono con le commissioni che le emittenti pagano per le loro prestazioni, ma questo non influisce sul rating finale poiché essa vive della bontà dei giudizi emessi e dalle indipendenze e trasparenza del suo operare: una non puntualità e competenza porterebbe inesorabilmente all’uscita dal mercato della stessa.

mercoledì 21 settembre 2011

Rating: introduzione al rischio di credito

Secondo Walras, considerando un mercato in concorrenza perfetta e privo di asimmetrie informative, gli intermediari non avrebbero ragione di esistere; purtroppo nella realtà questa visione si scontra con le varie difficoltà che gli investitori hanno nel recuperare informazioni poiché le imprese sono ritrose a divulgarle.
Già nel ’60, “l’informazione” fu considerata un bene economico e quindi una risorsa costosa; in effetti, si ha asimmetria informativa quando gli agenti economici dispongono, individualmente, solo parte dell’informazione complessiva; e questo fenomeno riguarda non solo i prezzi ma anche la quantità di beni scambiati (Akerlof).

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